Quando il parto non parte: parliamo di induzione del travaglio

Inauguriamo una nuova attività del nostro blog: ogni mese pubblicheremo un articolo scritto dalle professioniste della casa, su vari temi di interesse per i genitori: informazioni spiegate in modo semplice e le nostre riflessioni sull’argomento.

gravidanza-protrattaaaIn fondo ad ogni articolo ci saranno dei link con documenti scaricabili, dove troverete le evidenze scientifiche che supportano ciò di cui parliamo.

Iniziamo da un tema che incontriamo spesso nel nostro lavoro: l’induzione del parto. Le linee guida nazionali e internazionali dicono che la gravidanza è fisiologica dalle 37+0 settimane alle 42+0. Allora perché viene proposta l’induzione del travaglio a 41+ qualche giorno (a seconda del protocollo ospedaliero) e non si aspetta la 42+0?

  • Quanto dura la gravidanza?

Una gravidanza arriva al termine naturale tra le 37 settimane e le 42. Normalmente si usa indicare come data presunta del termine le 40 settimane: questo trae in inganno le donne e tutti quanti i famigliari e amici e conoscenti che pensano che alla DPP (Alias Data-Presunta-del-Parto, acronimo presente in ogni foglio-referto-esame-cartella) il bambino debba essere bello che nato. Tante donne, e anche professionisti sanitari, chiamano la data presunta anche “scadenza”. Come se le donne fossero dei vasetti di yogurt. Ebbene sappiate che non siete scadute, non andate a male, il vostro bambino non nascerà con la muffa se oltrepassare la data X.

Semplicemente il vostro tempo non è ancora arrivato, il vostro bambino o voi non siete pronte. Il travaglio è una danza a due, entrambi dovete concordare sul momento in cui aprirà il sipario.

Dunque grande calma. Consiglio: siate vaghe quando vi chiedono quando partorirete. E mentite, spudoratamente. Aggiungete almeno 15 giorni alla data reale. Eviterete lo stress di tutti i messaggi e chiamate che arrivano sempre in numero crescente mano a mano che vi avvicinate alla data dello sfratto.

  • Quando inizia il travaglio?

È molto semplice. Decide il bambino quando è pronto. Quando i suoi organi saranno ben funzionanti, quando i suoi polmoni saranno maturi, quando la sua testolina si sarà ben posizionata nel bacino della mamma, quando sarà tranquillo che c’è qualcuno fuori pronto ad aspettarlo e quando avrà capito che lo spazio ormai è troppo poco per crescere. Ecco, quando avrà fatto tutto questo allora metterà in circolo degli ormoni che diranno alla mamma “ehi mamma, sono pronto, e tu?”.

E non solo il bambino deciderà il momento buono per nascere, anche la placenta darà il suo segnale che è venuto il tempo giusto. Per dire il vero, la placenta già qualche mese prima inizia a dire al bambino che prima o poi dovrà lasciare il meraviglioso utero…solo che poi ad un certo punto è proprio stanca di lavorare e anche lei mette in circolo un cocktail di ormoni meravigliosi che……..torniamo un attimo indietro. Dicevamo: il bambino dice alla mamma “ehi mamma, sono pronto, e tu?”. Ebbene ogni mamma risponde a questa domanda. Se la risposta è sì, senza dubbi e tentennamenti, allora il travaglio avrà inizio. Se è un no, il travaglio verrà rimandato di un pochino. Ore, giorni, chi lo sa, il tempo necessario. Magari il tempo di trovare il luogo giusto, come una gatta che cerca l’angolino più buio di un armadio. O magari aspetta il compagno, che torna proprio domani da quel viaggio di lavoro. O magari ha bisogno solo di ancora qualche tempo per riposare o di dedicarsi a sé stessa prima di tuffarsi in quelle onde travolgenti.

  • Perché alcuni travagli tardano ad iniziare?

Ecco, le ragioni per cui un travaglio può tardare ad iniziare possono essere davvero tante. Le motivazioni sono tanto diverse quanto diversi siamo noi. Possono essere ragioni “fisiche”, più facili da scoprire. Un bambino che non è ben posizionato nel bacino, per esempio. Oppure un bacino troppo poco mobile, un utero teso. Oppure le ragioni ambientali, magari per una donna che non trova il luogo giusto per dare alla luce il suo cucciolo, che non ha finito di fare il “nido” a casa. E ancora ragioni “ormonali“, perché la madre è troppo stressata perché ha dovuto lavorare fino all’ottavo mese con ritmi pesanti. Oppure possono essere ragioni “emozionali” come una mamma che non sente di avere un buon supporto dal compagno, o dalla famiglia, una forte litigata o arrabbiatura. O ancora ragioni “relazionali”, di una madre che comunica poco con il bambino, e non sente i suoi messaggi.

Questi sono tutti esempi, ma potremmo farne mille altri. Ognuno diverso dall’altro, e tutti validi, da quelli più razionali a quelli più emozionali. Dopotutto la medicina stessa ci insegna che siamo un tutt’uno di corpo e psiche, non possiamo scindere l’uno dall’altro.

  • Quali sono le cose che posso fare per aiutare l’inizio del travaglio spontaneo?

Una cosa bella da fare è sicuramente quella di dedicarsi alle attività che più piacciono. Che sia nuotare nel mare, passeggiare in montagna, fare a maglia, dipingere, fare il pane e chi più ne ha ne metta! È il momento di dedicarsi a sé stesse e ai propri piaceri. Ritagliarsi momenti di coppia, e perché no, fare l’amore con il compagno. Insomma, dedicare gli ultimi giorni a godersi questa pancia e questo momento.

  • Come può aiutarmi l’ostetrica

L’ostetrica può aiutarti a capire quale sia il motivo per cui il travaglio tarda a partire. Se sono coppie che conosciamo da tempo è più facile farlo, in caso contrario è fondamentale un colloquio individuale approfondito in cui si cerca di capire qualcosa in più e nel caso consigliare un trattamento, una buona pratica, un esercizio corporeo. Per esempio, se con le mani sentiamo che un bambino non è ben appoggiato nel bacino, allora possiamo dare suggerimenti di posizioni da fare più volte al giorno per far sì che questo avvenga.

In questo momento, in cui la gravidanza è molto medicalizzata, ci capita spesso di ricevere donne che hanno bisogno di essere rassicurante sulla loro capacità di partorire. Tante donne hanno tanta paura del dolore, pensano di non potercela fare da sole. Allora quelle donne avranno bisogno di una parola di conforto o bisognerà aiutarle a trovare le loro personali risorse per convincersi che ce la possono fare.

Spesso utilizziamo il tocco e il massaggio, per stimolare delle buone produzioni ormonali o sedare un sistema nervoso simpatico particolamente attivo.

  • Come funzionano gli ormoni di un travaglio spontaneo?

Approposito di produzioni ormonali: in travaglio c’è un equilibrio fantastico di tanti ormoni. Ma già in gravidanza abbiamo un assaggio di questi ormoni: l’ossitocina inizia ad essere prodotta in quantità sempre maggiori, come delle onde che coinvolgono l’utero. E anche le endorfine, che vengono prodotte quando facciamo esperienza di una situazione piacevole. Anche l’adrenalina ogni tanto viene prodotta, e ci piace e ci serve, ma solo se è attiva per un tempo breve. E anche dei mediatori chimici chiamati “prostaglandine”, che hanno un nome tanto difficile ma non sono altro che dei fattori che dicono al corpo “quì sta accadendo qualche cosa”.

In travaglio e in prodromi (il periodo prima del travaglio, che dura da poche ore fino ad alcuni giorni) questi ormoni hanno un andamento specifico: l’ossitocina da il ritmo al travaglio creando le onde che muovono il bambino verso l’uscita, l’adrenalina che viene prodotta solo per brevi istanti quando la doglia è al suo massimo, e le endorfine, che vengono rilasciate subito dopo, dando al corpo una totale sensazione di benessere.

  • Perché l’induzione con i farmaci è diversa?

Quando utilizziamo dei farmaci, allora le produzioni ormonali del corpo vengono bloccate quasi del tutto e il ritmo naturale del travaglio viene alterato. Allora per una donna possiamo avere troppe contrazioni, o troppo lunghe, il travaglio può durare di più oppure può essere troppo veloce e andare a creare uno stress forte per quell’utero. Come sempre, ci sono tante differenze da persona a persona e non si conosce esattamente la reazione di quel sistema utero-placenta e placenta-bambino e mamma-utero.

Esistono diversi modi di contenimento del dolore, ma di solito viene percepito maggiore rispetto ad un travaglio ad insorgenza spontanea. Per questi motivi, un travaglio indotto richiede maggiore attenzione ed è opportuno che avvenga in ospedale.

  • Quali sono le scelte che si possono fare?

E’ importante che dopo le 41 settimane di gravidanza si vada a fare i controlli (cardiotocografia -il famoso “tracciato”- ed ecografia) in ospedale, la tecnologia in questo caso è utile. Con il tracciato si cerca di capire come sta il bambino sentendo il suo battito cardiaco nell’arco di tempo di circa 20 minuti e se ci sono alcune contrazioni. Invece l’ecografia serve a vedere se c’è una buona quantità di liquido amniotico (che un po’ diminuisce a fine gravidanza ma non deve ridursi troppo) e se gli scambi tra placenta e bambino sono ancora buoni (se c’è buon apporto di sostanze nutritive e ossigeno) o se si sta riducendo. Questi dati sono molto importanti a questo punto della gravidanza, proprio in un’ottica di prevenzione e tutela della salute: rivalutando queste cose ogni 2 giorni circa possiamo capire meglio quando l’equilibrio della gravidanza sta andando fuori dalla normalità. Solo a quel punto si può scegliere se fare un’induzione “naturale” oppure una farmacologica con ricovero ospedaliero. Noi ostetriche spesso offriamo l’induzione naturale, poi solo nei rari casi nei quali non funziona, suggeriamo un percorso ospedaliero. Di induzioni naturali ne esistono più tipi e ogni volta valutiamo quella che è più adatta per quella donna. Possono essere: delle tisane di erbe specifiche, oppure l’olio di ricino in dosaggi molto bassi, o il massaggio polarity, o ancora la moxibustione piuttosto che l’agopuntura eseguita da operatori esperti.

Crediamo che non esista un rimedio giusto per tutte, ma potendo approfondire la conoscenza con quella donna, con quel bambino, con quel papà durante le visite precedenti e potendo conoscere le relazioni e gli equilibri che esistono tra loro, allora così possiamo trovare insieme le risorse giuste al momento giusto.

 

Qui sotto documenti scaricabili con linee guida nazionali e internazionali tradotte e semplificate.

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Partorire, allattare ed essere genitori tra natura e cultura

“Sono convinto che la qualità più importante di una buona madre
sia la naturale fiducia nelle proprie capacità”
Donald W. Winnicott

Il corso prende vita dal desiderio di divulgare la visione della nascita come evento naturale e normale nella vita di una donna, di diffondere informazioni corrette riguardo l’allattamento al seno e di dare alla coppia genitoriale una continuità assistenziale che parte dal periodo della gravidanza ed arrivi ai 36 mesi di vita del bambino grazie agli incontri gratuiti dopo il parto “Genitori insieme”.
Gli operatori coinvolti nel percorso desiderano accompagnare le donne alla scoperta delle loro risorse personali per affrontare il momento del travaglio, del parto e del puerperio e fornire informazioni attuali e corrette in linea con le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità riguardanti l’appropriata assistenza perinatale che ogni donna ha il diritto di ricevere ed in linea con quanto dichiarato congiuntamente dall’OMS e dall’UNICEF in merito alla protezione, promozione e sostegno dell’allattamento.
Infine, il percorso si propone di portare le riflessioni della coppia mamma-papà anche al periodo del puerperio, in particolare accompagnandola attraverso argomenti quali il ruolo del padre e dei nonni, l’importanza di rispondere prontamente al pianto del bambino ed alcune nozioni di puericultura.

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Figure professionali coinvolte
Dott.ssa Elena Petris, educatrice perinatale specializzata in allattamento e laureata in Scienze della formazione primaria. Referente del corso nonché figura di riferimento principale per le coppie genitoriali in quanto presente a tutti gli incontri del percorso ed agli incontri dopo il parto.
Dott.ssa Caterina Di Cosimo, ostetrica, segue la donna e la coppia nel percorso della gravidanza, nel travaglio e nel parto a domicilio e negli accompagnamenti in ospedale e poi la triade mamma-papà-bambino nei primi nove mesi dalla nascita.
Dott.ssa Heleanna Rossi, psicologa psicoterapeuta.
Dott.ssa Alessandra Tomasin, psicologa psicoterapeuta ad indirizzo analitico-transazionale.
Dott.ssa Paolina Padulosi, pediatra.

Modalità di conduzione degli incontri
Il percorso si articola in 9 incontri da 2 ore e mezza ciascuno, dalle 18.00 alle 20.30, un incontro della durata di 2 ore, dalle 19:00 alle 21:00, riservato ai futuri padri ed una visita domiciliare dopo il parto.
Esso guarda alle partecipanti non solo come future mamme ma soprattutto come donne portatrici di desideri, aspettative e paure e per questo motivo le loro esperienze ed i loro dubbi sono visti come elementi dai quali sviluppare i contenuti. Punti focali dell’intero percorso sono l’attenzione ai bisogni individuali e l’utilizzo di strategie pratiche, esperienziali e multisensoriali.
I gruppi prevedono un massimo di 6 donne. A tutti gli incontri possono partecipare anche i padri dei nascituri oppure le persone che staranno maggiormente accanto alla madre nel periodo dopo il parto. E’ permesso un solo accompagnatore per ogni donna in gravidanza.

Calendario incontri
11 maggio, giovedì: “La gravidanza fisiologica”;
17 maggio, mercoledì: “Il travaglio ed il parto fisiologici”;
24 maggio, mercoledì: “Allattare è una fortuna?”;
31 maggio, mercoledì: “Il ruolo del dolore durante il parto, le sue dimensioni e le strategie per affrontarlo”;
14 giugno, mercoledì: “I bisogni fondamentali del bambino”;
15 giugno, giovedì, dalle 19:00 alle 21:00, incontro riservato ai futuri padri;
21 giugno, mercoledì: “Posizioni della mamma in allattamento ed attacco corretto del bambino”;
28 giugno, mercoledì: “Principali problemi in allattamento”;
5 luglio, mercoledì: “Il ruolo degli altri per il benessere delle neomamme”;
12 luglio, mercoledì: “Elementi di puericultura”.
La presenza del padre – o di altra figura di accompagnamento – è particolarmente gradita ed importante negli incontri del 17 e del 24 maggio e del 5 luglio.

Costi
Il costo totale del percorso ammonta ad €180,00. La quota è da intendersi per donna con eventuale persona al suo fianco e comprende una visita domiciliare da parte di Elena Petris nel primo mese dopo il parto della durata di un’ora e mezza attivabile a richiesta qualora la neo madre dovesse sentire la necessità di un sostegno (per incontri fuori dalla città di Udine si richiede il solo rimborso delle spese di trasferta).

Gli incontri si terranno a Udine presso L’Angolo Rotondo, in via Damiano Chiesa 16.

Per maggiori informazioni ed iscrizioni è possibile telefonare al numero 345 5960829 oppure scrivere a info@elenapetris.it.

la nascita consapevole

Corso per coppie in attesa di Ilaria Emiliani

Dieci incontri che percorrono le fasi, il cambiamento.
Dieci momenti di approfondimento, di scoperta, di attenzione.
Illuminare ciò che resta in ombra e osservare ciò che c’è.
In un piccolo gruppo, intimo e di crescita assieme.
Attraverso metodi esperienziali, di movimento e creatività.
Per accogliere e godere della pienezza del momento.
Un percorso dove informazione scientifica e consapevolezza si incontrano
per favorire la migliore esperienza di nascita.
Rivolto ai futuri genitori che scelgono, informati, della propria salute.
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Con attenzione percorreremo concepimento e gravidanza in tre incontri,
uno per ogni fase: Accogliere – Goderne – Lasciar andare
Con rispetto ci inoltreremo nella Nascita, nel travaglio e nel parto, un incontro per ognuno.
Cercheremo in noi e nella nostra memoria.
Impareremo strumenti per  comprendere, per scegliere.
Ascolteremo e chiederemo de Il parto fisiologico.
Del suo avvenire, come la Natura ha previsto.
Scopriremo con stupore, durante gli ultimi tre incontri,
come la Nascita si manifesti nelle prime ore successive al parto,
in tutta la sua forza naturale.  Perfetta, per farci incontrare ed innamorare.
Perfetta per farci sopravvivere amati.
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 Il corso è condotto da Ilaria e si avvale delle ostetriche della Casa Maternità e delle altre professioniste del cerchio.
Ogni incontro avrà la stuttura di tutte le cose: un’apertura, uno sbocciare, un appassire ed una chiusura.
massimo 5 coppie
gli incontri si svolgono a Log
dalle 17.30 alle 20.00 nei giorni:
ven 19 maggio
ven 26 maggio
giov 1 giugno
giov 8 giugno
ven 16 giugno
ven 23 giugno
ven 30 giugno
ven 7 luglio
ven 14 luglio
ven 21 luglio
il corso costa 200 euro
 Info e iscrizioni al 333 2 667677

le ostetriche non sono dottori

(una interessante riflessione dal sito ilpartopositivo.com l’articolo La vera differenza tra un ostetrica e un dottore)

[..] Ma questa ovvietà e’  poi la ragione per cui molte di noi (e moltissimi dei nostri mariti) credono fermamente che un parto assistito solo da un’ostetrica sia potenzialmente meno protetto di un parto assistito da un medico ginecologo, quindi e’ un’ovvietà da valutare bene.

Quindi, in cosa le ostetriche sono veramente diverse dai dottori?

La differenza che conta, quella che rende riflettere sul tema una cosa necessaria e non poi cosi’ ovvia, non e’ in quello che sanno fare (lo sappiamo tutti che un medico chirurgo sa, ad esempio, effettuare un cesareo e un’ostetrica no). E’ in quello che volevano fare, quando si sono iscritti all’università.

Cosa voleva fare da grande chi ha scelto medicina? Curare, guarire. Un medico qualificato si e’ fatto un mazzo quadrato per imparare a risolvere problemi; guarire malattie; salvare persone. Specializzarsi in medicina richiede la grinta e la tenacia dell’abito interiore. Non e’ certamente un caso che tanti medici dicano di aver saputo che sarebbero stati tali fin da bambini: curare e’ un’identità, prima ancora che una professione. L’anima del medico -con la sola eccezione del chirurgo estetico, a parere di chi scrive- ha qualcosa di epico: e’ quella del guaritore, del risolutore di problemi, dell’umano che non si arrende. E combatte per la vita.

Cosa voleva fare da grande chi ha scelto ostetricia, che -vale sempre la pena ricordarlo- e’ un corso di laurea completo e non un corso per segretarie del ginecologo? Chi ha scelto ostetricia non ha scelto medicina (ve l’abbiamo detto che era un post ovvio). Chi ha scelto ostetricia voleva imparare ad assistere, che e’ diverso da curare. Per etimologia assistere implica fermarsi accanto: tecnicamente e’ “essere presente a un atto senza prendervi parte”. Dietro l’ovvietà delle competenze differenti c’e’ un modo di vedere e porre se stessi totalmente differente. Chi ha scelto ostetricia voleva imparare ad assistere -che implica anche la competenza tecnica di riconoscere quando assistere non basta più ed e’ il caso di ricorrere a qualcuno che curi-. L’anima dell’ostetrica e’ epica in un altro senso: e’ quella di chi si meraviglia davanti alla vita che cosi’ spesso accade senza che nessuno combatta per lei. E’ l’anima di chi offre accoglienza e protezione.

Con gravidanza fisiologica, volere un parto fisiologico assistito da un medico e’ legittimo. Ma e’ anche il caso di sapere che e’ un controsenso. E’ il caso di sapere che stiamo facendo una scelta socio-culturale. Il ginecologo, per definizione, non e’ l’esperto del parto fisiologico. Non e’ suo il compito, la competenza -e neanche l’abito interiore- di sedersi ad assistere senza fare nulla. Nei lunghi anni che ha passato a studiare non e’ ne’ quello che voleva imparare ne’ quello che gli hanno insegnato. Questo vuol dire salire a partorire al 42 piano di una torre senza ascensore circondate da cecchini con l’ordine di sparare a qualsiasi camice bianco nel raggio di chilometri? Ovviamente no. Vuol dire ricordarsi che un’ostetrica non solo sa riconoscere quando serve un dottore (durante la gravidanza e al parto) ma sa fare anche un sacco di cose proprio per prevenire la necessita’ di quel medico.

In Italia fanno lobby anche i piccioni nelle varie piazze del Duomo (quelli sulle teste dei monumenti sono notoriamente di grado superiore rispetto a quelli appollaiati sulle grondaie, e’ ovvio), e questo e’ un problema per tutto e per tutti: sembra sempre che tra i professionisti, particolarmente in ambito sanitario ma non solo, ci sia una specie di graduatoria di valore (che si traduce nella pratica in equilibri di potere) e finche’ si scannano tra di loro potremmo anche fregarcene. Ma questa cosa influenza noi, i nostri mariti, e il modo in cui percepiamo i nostri bisogni. E influenza non poco il modo in cui i nostri figli vengono accolti.

Resta il fatto -ed e’ un fatto- che i veri esperti dei parti fisiologici sono le ostetriche. Vedere prima un medico e poi, se e’ tutto ok (quindi nel 95% dei casi), un’ostetrica, e’ un controsenso e anche, francamente, uno spreco di denaro (che nella stragrande maggioranza dei casi e’ pure pubblico) oltre che uno spreco delle competenze del medico stesso (il quale poi ci stupiamo che scalpiti e ci tratti bruscamente). Un parto fisiologico ha bisogno, per definizione e biologia, di essere assistito, con tutta la forza della componente di avere qualcuno fermo accanto. 

Se stiamo preparando un cesareo elettivo ripensiamoci ci assicuriamo di trovare un esperto chirurgo, non andiamo da qualcuno che ci dica “non l’ho mai fatto ma posso provare”. Se abbiamo una gravidanza fisiologica e stiamo preparando un parto dolce, non andiamo da un medico che dica “le mamme di solito finiscono col chiedere un’epidurale ma ti lascio provare”. Cerchiamo un’esperta di parto dolce.

La vera differenza tra un medico e un’ostetrica non e’ solo e non tanto in quello che sanno fare. E’ in quello che volevano fare da grandi.

Le ostetriche vedono il parto come un miracolo, e intervengono solo se c’e’ un problema. I medici vedono il parto come un problema, e se non intervengono e’ un miracolo. (Barbara Harper)

Natale, la Nascita

Silvia è un’amica. Prezioso il suo lavoro accanto alle donne. Ha scritto un testo bellissimo che vogliamo condividere. Prende spunto dai Presepi allestiti da Sergio Diotallevi in occasione del Natale 2005 e 2006 a Foligno.

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PRESEPI RIVOLUZIONARI di Silvia Ruini

Natale è nell’aria, seguendo la tradizione molte persone hanno appena finito di allestire l’albero e il mio pensiero cade sul presepe; e penso che non ne ho mai allestito uno in vita mia. Ripesco nei ricordi e viaggiando indietro nel tempo ritrovo il presepe di mia nonna. Una casetta di legno al centro della quale spiccava Gesù in una mangiatoia sdraiato su un letto di paglia e a lato sulla sinistra Maria, la madre…poi di seguito tutti gli altri protagonisti. Ma oggi da madre, capisco ancora di più che cosa mi stonava da bambina in quella scena. La madre lontana da suo figlio appena nato. Atroce. Eppure questa scena è diventata la realtà con cui rappresentiamo la natività! Questa la nostra rappresentazione consolidata di nascita! Ed è proprio questa l’immagine reale a cui siamo abituati a credere ascoltando i racconti di nascita, madri separate dai propri bambini. E così penso che sia arrivato il momento di fare un lavaggio dei modelli violenti che contribuiscono a rappresentare la realtà che ci circonda, in cui viviamo! Urge allestire un presepe rivoluzionario! Così come è giunto il momento di meditare sulle parole che nominiamo per lavar via la violenza e nominare quotidianamente la pace, perchè queste parole contribuiscono a realizzare la realtà in cui vivo; anche le immagini che abitualmente si imprimono nella nostra mente e ripetiamo come clichè influenzano la realtà che viviamo.
E quindi spazio al mio primo presepe. Al centro Maria: luce, grembo, nascita, che si sdraia stringendo al petto il proprio bambino! Donna, madre, regina che dona la vita. Un presepe che mi aiuti a far comprendere e ricordare a tutti i miei conoscenti che vi poseranno gli occhi, alla mia famiglia e a me, quella visione sacra del parto e della nascita che difendo con orgoglio e amore, quella sacralità della nascita che il Natale esprime. Una eterna Maria che rappresenta ogni madre passata presente e futura su questa terra, che ha partorito suo figlio senza peccato, come ciascuna nascita su questa terra è libera dal peccato e profumata di vita; una giovane Maria che non ammira suo figlio da lontano, ma se lo stringe forte al petto e lo nutre con il suo latte! Scene di questo tipo, nei presepi, in ogni casa. Si potrebbe correre il rischio di iniziare a vedere il natale in ogni nascita, ogni giorno, questo incontro eterno e sacro di una madre con suo figlio, questa magia che chiamiamo vita! Così che guardando questo nuovo presepe, ognuno riconosca l’importanza della diade madre bambino e non cerchi più di dividerla. Che ciascuno riconosca il latte materno come nutrimento e gesto d’amore che appartiene al grande mistero della vita! Sacro , insostituibile! Grandi rivoluzioni da piccoli gesti: piccoli gesti che rivoluzionano gli occhi, parlano al cuore e benedicono la vita! ! Se vuoi unirti a questa grande rivoluzione apri il tuo cuore e lascia spazio alla fantasia!! La rivoluzione inizia con questa prima immagine, la creazione dell’artista Sergio Diotallevi …. Una calda luce giallo oro che ammorbidiva i delicatissimi lineamenti di una fanciulla forse appena ventenne come doveva veramente essere la madre di Cristo, colta in quell’atto bello e vero, naturale e puro
mentre allatta il Figlio alla presenza discreta e silenziosa di Giuseppe…..

Un percorso a piedi nudi, abbracciata la paura.

Ho abitato per diversi anni in un bosco.

Il Bosco.
Il Bosco e il momento della Nascita di mio figlio mi han portato a comprendere che il cammino che conduce alla conoscenza dell’essenza della propria individualità, alla matrice del proprio essere,
è un pecorso a piedi nudi.
Come gli strati della Terra,
cosi questo percorso chiede di addentrarsi in ogni singolo strato.
Ogni strato, ogni livello ha in sé elementi silenti che aspettano di essere visti, raccolti e assimilati.
Ogni strato conduce ad uno strato ancora più profondo.
In questo cammino il movimento è nuovo, apparentemente sembra non seguire nessuna forma. L’abbandonarsi totalmente a quel movimento fa si che se ne conosca la forma.
Questa forma attinge all’istinto, quello primordiale in cui i Sensi cominciano ad Essere.
L’abbandonarsi totalmente chiede l’abbandono della paura. E questo avviene solo quando vita e morte vengono considerate due forze generate dallo stesso fulcro.
Quando si comprende che ciò che nasce, non finisce ma evolve in qualcos’altro.
Perché ciò che nasce non appartiene alla staticità, ma al movimento.
Niente in Natura è statico.
In questo cammino non esistono cadute, solo cambi di movimento.
Quando la paura la si abbraccia, allora essa ci saluta con un sorriso e il movimento armonioso comincia ad Essere.
Non c’è un tempo, se non quello dato dal movimento stesso.
In questo cammino non esiste verbo, non esiste parametro, non esiste il giusto o sbagliato.
Un cammino in cui se fai una domanda non hai risposta verbale, perché la risposta arriva silente dall’osservazione di ciò che verbo non ha. E per questo devi ‘riprendere’ lo stesso linguaggio.
È un andare a Sentire qual’è il suono del proprio respiro, qual’è il proprio suono primordiale,
liberandolo forse come non mai.
Un cammino in cui non ha accesso nessuno al di là del proprio corpo, della propria mente e della propria anima.
Entrare nei vari strati, lasciarsi assimilare da essi, assimilando gli elementi che si incontrano. Rispettando un Tempo,
che esce da ogni parametro.

Il parto, il viaggio nella nascita chiede lo stesso percorso.
Il Tempo che inizia subito dopo la Nascita chiede lo stesso percorso.

Quando si ‘lascia che Sia’, allora si comincia ad Essere.

Elisa Gellici
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(Ph. Giacomo Favilla)

le donne e la pace

 

Condividiamo con tutto il cuore la nenia che rappresenta meglio di tutte le altre il potere delle donne. Condividere, amare e splendere di bellezza.

Ringraziamo Khouzama Reda per la traduzione del testo.

Tra cielo e terra
vivono insieme
in tanti..
Non aver paura di sognare
pace e tranquillità
Dormi amore dormi
ti diamo la colmba volante
vai cara colomba non crederci
e’ solo una canzone per addormentare
(–il nome del bimbo–)
Basta paura
cominciamo da capo
e apriamo le porte
Da nord a sud
da ovest verso est
Ascolta le preghiere delle mamme
per la pace.
Vogliamo la pace.

La Nascita di Vanja

Vogliamo inaugurare così, con le parole di Chiara, il nostro blog. Leggerle è come gustare un piatto prelibato, curativo e nutriente. È come accarezzare chi amiamo accoccolati vicino al camino. È sapere che ogni donna può avere il suo parto, rispettato, indisturbato.

Nel racconto emergono forti spunti per ognuno.

Vorremmo lasciaste le vostre riflessioni nei commenti. Per parlarne insieme. Per crescere.

Dal bel blog Matrisofia    il racconto di una cara amica, che ringraziamo per aver condiviso la sua preziosa esperienza di parto.

La nascita di Vanja  di Chiara Zarcone

È sera; siamo tutti in compagnia a casa; fuori finalmente un temporale estivo ha rinfrescato l’aria di questo torrido agosto e dalle finestre entra la brezza del mare che si intravede dalla terrazza tra i rami degli alberi.

Vado in bagno e vedo che c’è del muco striato di sangue nelle mutande, “Ho perso il tappo” penso, mi sento percorrere dall’emozione. “Il viaggio è sempre più vicino, si fa reale; il momento del parto sta arrivando“. Mi sento pienamente nel presente, consapevole che sta per iniziare qualcosa che ancora non conosco. Esco e lo comunico a Malcom e agli altri che sono in casa. Siamo tutti tranquilli. Telefono all’ostetrica per avvisarla e mi raccomanda di riposare e mangiare bene per raccogliere le forze: mi serviranno per affrontare il momento, quando sarà.

La notte passa e io scrivo sul mio diario ogni sensazione:

Stanotte il corpo ha dato i primi segnali che il viaggio sta per iniziare. Col primo quarto di luna l’utero si è mosso e le acque hanno cominciato a uscire dal mio corpo. Tu ti sei mosso, in cerca di una posizione, chissà…

Ho sentito i primi dolorini e mi sono lasciata abbracciare dalle lenzuola fresche, dalle braccia di tuo padre, dall’oscurità della notte.

Sento la notte come complice e alleata, in lei il corpo si lascia andare e si smuove, le sue tenebre ci avvolgono e danno il via a nuovi inizi, mentre col giorno tutto si ferma, rallenta, torna più razionale. L’ho sentito subito, appena ho visto le prime luci dell’alba, che con loro tutto si sarebbe placato. Non so quando potrebbe ripartire, stanotte o fra molte notti ancora? Mi sento che è vicino, che sei vicino e che a me non sta niente, è tutto nelle tue decisioni. Il mio corpo seguirà ciò che tu comanderai e si adatterà alle tue richieste. L’attesa si fa più vera e anche l’abbandono, l’accettazione. Ti aspetto.

Di giorno, solitaria, sto sulle mie, non ho voglia di parlare molto, esco a prender aria in giardino, guardo l’orto, ascolto in silenzio il mio corpo. Lo sento in movimento e il ventre lavora, mentre le ore passano tranquille. Le altre della casa, ricche del loro istinto di donne e madri, sanno che sta per arrivare il momento e iniziano a sistemare, pulire le ultime stanze, preparare il cibo.

Arriva la sera e mangiamo assieme in cucina. Tutti gli uomini sono fuori, tranne Malcom. C’è eccitazione. Qualche onda si fa sentire più forte e mi richiama alla terra. Mi fermo e respiro.

Andiamo a letto presto e Malcom mi rassicura con parole dolci: “Non ti devi preoccupare per il parto: è scritto nel tuo DNA come si fa, è come se tu ti preoccupassi di come crescono le unghie!”

Lo so anch’io, non sono affatto preoccupata, ma sono cosi felice di sentirmelo dire e di sapere che siamo sulla stessa onda. Lo amo.

Chiudo gli occhi e sento le onde che arrivano; nel loro picco mi svegliano e poi se ne vanno. Riesco a stare distesa e apro gli occhi per sapere quanto tempo sta passando tra una e l’altra. Passa il tempo, forse le ore, e il corpo vuole cambiare posizione. Devo alzare il bacino per gestire meglio ogni ondata, mi metto a quattro zampe e inizio istintivamente a vocalizzare una A. La bocca è completamente aperta nel suono. Sento che il dolore è cambiato, ora viene da dentro e passa alla schiena. Mi sto aprendo.

Rassicuro Malcom e gli chiedo di chiamare l’ostetrica per aggiornarla, anche se decidiamo assieme che non è ancora il momento che venga da noi. Non sento il bisogno di alcuna presenza, solo io, la creatura dentro di me e le nostre onde, che ad ogni colpo ci avvicinano sempre di più.

Malcom controlla, riposa, gestisce il razionale. So che c’è, che è dentro il viaggio e contemporaneamente ne resta per un pezzo fuori. Io ci sono dentro con tutta me stessa e anche di più. Tutto ciò che posso fare è non opporre resistenza, fare spazio al suo passaggio, aprirmi. La voce mi aiuta; la posizione mi permette di appoggiarmi con la testa ai cuscini quando posso riposare. Richiamo con la mente tutte le donne che già hanno messo al mondo delle vite, so che sono tutte lì con me e chiedo a loro di starmi accanto.

Mi sento in un tunnel, ci vado sempre più dentro, sempre più a fondo, mi faccio canale, sono connessa con mio figlio in questo momento. Le onde si fanno più impetuose; il mare è in tempesta.

Chiedo a Malcom di chiamare l’ostetrica per venire da noi. Sono aperta.

Quando arriva mi visita per la prima e unica volta. Sono dilatata di 8 centimetri.

Il vortice mi risucchia; il dolore mi serve a stare nel presente. Mio figlio vi sta passando attraverso. Non mi oppongo. La voce esce e mi aiuta a esserci. Il tempo è completamente assente; la vista sparita. Non vedo nessuno, non voglio muovermi, sono ancora a quattro zampe, bevo solo un po’ d’acqua con la cannuccia, per non dover spostare le mani, sono nel mio viaggio.

Ad un certo punto qualcosa mi scuote e mi risveglia con forza, come un lampo. La voce cambia. Chiamo l’ostetrica, ho quasi paura. La sensazione è che la mia creatura stia spingendo con tutta la sua forza sul mio perineo: mi sembra di rompermi ma un brevissimo istante di lucidità mi ricorda che non succederà.

Arriva una forza che non è mia, che non ho mai conosciuto e mi pervade. Da dentro il mio corpo spinge senza che io la comandi, spinge come un vulcano in eruzione. È il fuoco del parto. Che potenza!

Il respiro si fa più breve. Il mio bimbo sta scendendo. Urlo. È l’apertura totale. Il fuoco brucia ma il panno caldo dell’ostetrica lo placa e le sue parole dolci e rassicuranti sono un’àncora di salvezza, mi riportano a sentire il corpo e ciò che mi sta chiedendo. Ascolto e assecondo.

Malcom mi stringe la mano e dice qualche parola, che sul momento sento ma non colgo: “Brava, sei bravissima! Sta andando benissimo“.

La testa scende e io so che tra poco ci vedremo. Incontrerò il mio bimbo, lo vedrò, lo annuserò, lo potrò stringere tra le braccia.

L’ostetrica mi dice di accompagnare la prossima spinta con forza e delicatezza allo stesso tempo. È l’ultima spinta.

Lo sento uscire tutto in una volta. Scivola fuori dentro il suo sacco intatto.

Ce l’ho fatta, ce l’abbiamo fatta.dscf4816

Sento la sua voce, delicata, dolce; non piange, non urla, saluta soltanto. Io e Malcom ridiamo e piangiamo allo stesso tempo: è indescrivibile. Mi sento una leonessa, potente, forte, ho dato alla luce il mio bambino. Mi giro per vederlo. L’ostetrica me lo passa e subito lo appoggio sul mio ventre. Scopriamo che è un maschio.

“Benvenuto, amore mio“. Mi sembra che tutto sia perfetto.

Noi due, noi tre, la nostra stanza, il nostro amore. Magico. Sacro. Potente.

Resterai con la tua placenta attaccata ancora delle ore, sopra di me, tra i nostri corpi. Energia pura. I tuoi occhi non vedono nulla ma vedono l’essenza del tutto. Sono gli occhi di chi viene dall’altro mondo e ancora c’è molto vicino. Gli occhi di chi è amore puro.

È il 22 agosto, è mattino, sono le otto e mezza e il sole d’estate brilla già forte.

È un nuovo inizio per noi. Benvenuto piccolo Vanja.